FUTURO E NUVOLE
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- Scritto da Daniele Menarini
È davvero un peccato. Cervelli eccellenti tra una fuga e l’altra continuano a lavorare per mettere a disposizione della nostra normalità una tecnologia facile da usare, nel quotidiano come nell’ambiente di lavoro. Il risultato di tanta ricerca si sta facendo sempre più concreto e a portata di mano, ma queste innovazioni vanno a regime proprio ora, nel momento in cui le risorse economiche che richiedono diventano difficili da reperire. Il rischio è che tutto ciò che ruota attorno al web, al digitale, alla nanotecnologia, intuizioni che potenzialmente possono rendere più democratica tutta la nostra vita, dalla libertà di espressione alla concorrenza industriale, finiscano ancora una volta per essere prerogativa di pochi, i sempre più pochi che potranno permetterselo. Peccato, perché il progresso di qualità di vita di questi ultimi vent’anni è stato esponenziale. Nel nostro lavoro, ad esempio: Scarpe&Sport è nato quando all’Editoriale Sport Italia stavano arrivando i primi “terminali”: così chiamavamo quei computer pesantissimi che cominciavano a occupare gran parte delle nostre scrivanie. Ora possiamo girare con solo una chiavina USB in tasca affidando tutto al “computer su una nuvola”, al quale possiamo accedere da ogni dove. Il cloud computing è, e sempre più sarà, il nostro futuro. Anche le aziende del nostro settore sembrano muoversi in un’ottica “cloud”, perché realizzano calzature e capi d’abbigliamento ricercando una sempre maggiore leggerezza ed essenzialità. Lo nota anche Filippo Pavesi nel suo intervento, poche pagine più avanti. Fino a dieci anni fa, il confronto tra i brand avveniva sul piano della ricerca di nuovi materiali: il Kevlar e le altre elaborazioni che derivavano dal carbonio e dal titanio migravano dalla Formula Uno all’atletica, al calcio e al ciclismo. Poi la gara industriale si è trasferita sul campo delle tecnologie di ammortizzamento. Oggi la sfida sembra essere quella a chi arriverà primo nel realizzare una calzatura così leggera da non aver niente da invidiare a un piede nudo, congiungendo così con sintesi formidabile, e forse involontaria, il futuro con la nostra preistoria. Un futuro cloud, dunque. Un futuro su una nuvola, ma pieno di nuvole.








