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Tra le patologie del ginocchio, la sindrome del compartimento esterno del ginocchio si presenta abbastanza frequentemente soprattutto in chi pratica la corsa, il ciclismo, il calcio e il tennis e quindi il triatleta può spesso esserne soggetto. Pur essendo un problema del ginocchio, non dipende direttamente da questo. La sede anatomica dell’infiammazione è la porzione esterna del ginocchio in corrispondenza della testa peroneale dove s’inserisce la fascia lata. La fascia lata è la fascia profonda che riveste l’anca e la coscia. La struttura anatomica più sollecitata della fascia lata è quella che viene chiamata banderella o bendelletta ileo-tibiale: il tratto preinserzionale distale è quello coinvolto direttamente. Anche le strutture circostanti possono essere comprese dalla situazione infiammatoria come ad esempio il legamento collaterale laterale.
Chi ne soffre
Questa è una sindrome caratteristica, in ambito sportivo, tra i ciclisti, gli atleti del triathlon e i maratoneti (tanto che gli americani l’avevano chiamata come “ginocchio del maratoneta”) ed è spesso accompagnata dall’infiammazione della borsa situata tra la bendelletta e il condilo femorale laterale. Si manifesta con dolore sul compartimento esterno del ginocchio che spesso s’irradia lungo la fascia laterale della coscia. Il dolore si manifesta progressivamente, con intensità e durata crescenti.
Le cause
Le più disparate cause sono state imputate come responsabili di questa patologia: in realtà il meccanismo anatomico scatenante questo tipo di fenomenologia risiede nell’intrarotazione della tibia nella fase di appoggio del piede. Nel ciclismo il fenomeno è più manifesto quando l’atleta si alza sulla sella in salita. L’intrarotazione della tibia che provoca l’iperstiramento della bendelletta è dovuta alle seguenti cause:
- avampiede varo compensato da iperpronazione e relativa intrarotazione tibiale (è la causa più frequente);
- ginocchio varo;
- lassità legamentosa dell’articolazione tibiotarsica che determina un’instabilità dell’appoggio del piede che si riflette anche a livello tibiale.
La diagnosi
È clinica, però bisogna distinguere questa patologia con quella a carico del menisco esterno e con le instabilità legamentose laterali. Un’attenta anamnesi, una scrupolosa visita (con particolare attenzione al movimento dinamico della tibia e del piede) accompagnata eventualmente da un esame strumentale quale la risonanza magnetica o l’ecografia, ci permettono di diagnosticare tale patologia. Troppo spesso il paziente viene sottoposto a esami strumentali inutili, mentre la descrizione e la sede dei disturbi e una valutazione precisa dell’appoggio del piede sono sufficienti la maggior parte delle volte per formulare la diagnosi. Nulla impedisce che si possa verificare contemporaneamente sia una sindrome della bendelletta, sia una lesione del menisco esterno (e in questo caso la risonanza magnetica è sicuramente un valido aiuto diagnostico- strumentale). L’esame clinico rivela sempre la presenza di dolore alla digitopressione sulla regione laterale del ginocchio, accompagnata dalla positività di uno o più test specifici (test di Ronne, di Lanzetta, di Noble), di cui per ragioni soprattutto di spazio tralascio le descrizioni.
La terapia
Come per tutte le patologie che hanno una base biomeccanica, bisogna intervenire a monte, ovvero sulle cause, altrimenti, curando solo l’infiammazione, si rischia una cronicizzazione di carattere persistente. È quindi fondamentale una valutazione anatomo-funzionale e una eventuale correzione a livello dell’appoggio del piede prima di pensare a terapie antinfiammatorie. Dei plantari preparati secondo rigorosi criteri di correzione biomeccanica sono spesso risolutivi limitano l’intrarotazione tibiale. Il riposo dall’attività sportiva per 2-3 settimane, la laserterapia, la crioterapia, la tecarterapia®, l’uso di farmaci antinfiammatori e lo stretching dei muscoli della fascia lata danno effetti soddisfacenti se associati alla correzione con ortesi plantari. Lo stretching del compartimento esterno del ginocchio risulta molto importante anche come prevenzione e va praticato con perseveranza dagli atleti con una predisposizione anatomica a questa sindrome.
(da Triathlete testo di Andrea Sartori)
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CHE COS’È
Avampiede: la parte del piede che comprende le falangi e le ossa metatarsali.
Pronazione: l’avampiede è ruotato sul suo asse longitudinale in modo tale che la pianta del piede è rivolta all’esterno e il piede appoggia sul suo bordo interno.
Valgismo: è una situazione per la quale un segmento scheletrico (o 2 segmenti scheletrici articolati tra loro) formano sul piano frontale un angolo aperto verso l’esterno.
Varismo: è una situazione per la quale un segmento scheletrico (o 2 segmenti scheletrici articolati tra loro) formano sul piano frontale un angolo aperto verso l’interno.
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