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FAQ il movimento di pronazione

Le risposte dei nostri esperti Luca De Ponti e Filippo Pavesi alle domande più frequenti a proposito del movimento di pronazione, degli eventuali rimedi necessari e delle scarpe più adatte.

Qual è la funzione del piede nella corsa?

Il piede svolge due funzioni fondamentali nell’esecuzione del gesto motorio: adeguarsi alla superficie su cui camminiamo o corriamo, assorbire l’impatto col terreno e sostenere il peso del nostro corpo, facendolo contemporaneamente avanzare. 

In quali fasi si scompone ogni passo?

Quando il piede tocca il suolo, il primo contatto avviene con la parte esterna del calcagno, poi l’arco plantare ruota verso l’interno e verso il basso, così da abbassarsi un poco. Tale successione di movimenti è detta pronazione e permette al piede di essere sciolto e mobile, adattandosi al suolo e assorbendo l’urto nelle migliori condizioni.

Dopo che il piede è stabilmente atterrato e ha sopportato il peso del corpo, la direzione dei movimenti si inverte: l’arco comincia ad alzarsi e il piede comincia a ruotare in su e in fuori, divenendo molto rigido e stabile per sollevare il peso del corpo e farlo procedere. Questa sequenza di movimenti è detta supinazione.

Cos’è il movimento di pronazione del piede?

La pronazione è un movimento fisiologico e serve ad ammortizzare l’impatto del piede con il terreno. Avviene con la rotazione del piede verso l’interno e il muscolo tibiale posteriore fa da freno per modulare in modo plastico il fine corsa.

La sua tempistica e la sua fisiologia dipendono dalla velocità di corsa, dalla struttura dello stesso piede e dalle inclinazioni assiali delle tibie.

Se il movimento di pronazione è eccessivo può provocare disallineamenti, stiramenti legamentosi, tendinei e fasciali, forieri di situazioni infiammatorie. Da un punto di vista biomeccanico può oltremodo allungare il tempo di appoggio.

Nell’esecuzione di questi movimenti, le articolazioni e i muscoli degli arti inferiori, dalle caviglie ai fianchi, compiono una caratteristica sequenza di movimenti, la cui successione temporale è estremamente importante.

Se il piede va dalla pronazione alla supinazione in maniera armoniosa, non si verifica alcuno sforzo o perdita di efficacia nel movimento; se invece c’è un’eccessiva pronazione, viene alternata la sequenza temporale. La pronazione è un termine spesso strumentalizzato per diversi scopi… non ultimo quello di vendere terapie o calzature.

È utile il movimento di pronazione?

Più che utile, è indispensabile ai fini di una corsa armonica per smorzare i traumi da impatto con il suolo e imprimere continuità al moto.

Quando la pronazione diventa un problema?

Quando un eccessivo cedimento mediale del piede, corrispondente a un esagerato movimento della stessa pronazione, stressa alcune strutture che vengono ad essere eccessivamente sollecitate in stiramento (in particolare fascia plantare e tendine tibiale posteriore) mentre il tendine di Achille può venire a lavorare secondo un asse poco corretto. Queste condizioni possono provocare nel tempo sindromi infiammatorie da sovraccarico.

Chi ha i piedi piatti di solito prona troppo?

Di solito è così. Anche il tempo di appoggio può essere eccessivo provocando squilibri relativi alla distribuzione dei carichi sull’avampiede.

Chi ha il piede cavo può pronare in eccesso?

È possibile anche questa condizione, in particolare quando siamo in presenza di un avampiede varo. Per compensare tale condizione, il retro-piede valgizza portando il piede verso un eccessivo movimento di pronazione.

Si può essere iperpronatori, pur consumando la parte posteriore della calzatura verso l’esterno?

Certamente, perché non bisogna confondere come viene presentato il piede nei confronti della superficie di appoggio con quello che succede nella fase successiva. Un’inclinazione della tibia in varo, per esempio, impone un’area limitata di attrito a livello della parte posteriore della calzatura e questa condizione non impedisce la possibilità di pronare in eccesso.

È vero che i dolori tibiali possono dipendere da un eccesso di pronazione?

Si, vi sono alcune patologie da sovraccarico che portano addirittura a fratture a livello tibiale, dove vi è l’inserzione prossimale del tibiale posteriore, proprio perché lo stress da eccessivo stiramento, ripetuto nel tempo, crea microtraumi importanti.

Le tendiniti dell’Achilleo hanno una relazione con una pronazione eccessiva?

Il tendine di Achille è una struttura anatomica molto forte che deve comunque lavorare secondo assi di carico corretti nel rispetto della propria morfologia. Il piede che prona in eccesso costringe il tendine a un lavoro in stiramento con trazioni disomogenee e, questa condizione può essere foriera di patologie croniche a carattere involutivo, in particolare a carico della porzione centrale dello stesso tendine.

Le fasciti plantari sono anch’esse correlate con la qualità del movimento del piede?

Solitamente è la porzione mediale della fascia plantare a soffrire maggiormente, in particolare l’inserzione sul calcagno dell’abduttore dell’alluce. Anche in questi casi risulta determinante controllare il movimento del piede.

Possibile che l’unico rimedio sia il plantare?

L’ortesi plantare è il rimedio più logico: non ha senso creare situazioni di sovraccarico e poi cercare di contenerle con terapie che possono dare dei risultati solo temporanei. Meglio un rimedio definitivo, partendo dalla natura anatomica del problema, con lo scopo di ottimizzare la tipologia dell’appoggio.

Il plantare deve essere progettato da specialisti esperti di biomeccanica, avvalendosi delle tecnologie cad-cam, le più avanzate da un punto di vista progettuale, al punto che il plantare può essere utilizzato con scarpe neutre o antipronazione, a patto che la base di appoggio della calzatura non condizioni il suo alloggiamento.

Il plantare concede inoltre la possibilità di utilizzare una scarpa più leggera e più flessibile, assolvendo lui stesso tutti i compiti legati al controllo dell’appoggio del piede. Il concetto moderno del plantare è assimilabile a quello di trasduttore di forza, ovvero di uno strumento che facilita la trasmissione della forza dal piede alla calzatura e, data l’unicità del singolo piede, è corretto pensare che la personalizzazione del mediatore costituisca la via migliore per non disperdere inutilmente energia e preservare l’integrità anatomica del piede.

Sono efficaci le scarpe antipronazione?

La scarpa antipronazione è una calzatura con caratteristiche volte a limitare e contrastare un movimento eccessivo di pronazione del piede. Tali prerogative possono riguardare la forma della scarpa, diverse tipologie di portanza dell’intersuola, uno scafo mediale inserito nella stessa intersuola ed eventuali rinforzi della tomaia.

La portanza dell’intersuola è la spinta che il materiale propone verso l’alto una volta che è sollecitato in compressione. Possiamo affermare che l’utilizzo della calzatura genericamente definita come antipronazione è tanto più giustificato quanto più lento è il ritmo della corsa.

Le scarpe antipronazione generalmente sono molto utili, tenendo sempre conto dei distinguo fra soggetto e soggetto, come peso, ritmo di corsa e tipologia di appoggio.

Chi manifesta un movimento di pronazione accentuato, supera i 20 chilometri di corsa alla settimana e non è esattamente un peso piuma, però, dovrebbe pensare anche a un aiuto più specifico e personalizzato, come un’ortesi plantare su misura.

Si possono utilizzare scarpe antipronazione con un plantare o è meglio una scarpa neutra?

La scarpa antipronazione con portanze diverse dell’intersuola è compatibile con l’uso di ortesi plantari e può anche essere indicata per soggetti con peso superiore agli 80 chili. Altrimenti è più che sufficiente una scarpa neutra, senza espansioni mediali dell’intersuola.

E cosa dire dei supinatori?

Pronazione e supinazione non sono due movimenti antitetici, ma complementari. La pronazione riguarda la fase ammortizzante, la supinazione rappresenta la fase propulsiva.

Da un punto di vista temporale, la supinazione viene dopo la pronazione ed è anch’essa necessaria per completare la spinta del piede nel momento in cui il corpo viene proiettato in avanti. Il cosiddetto“supinatore” non è altro che un soggetto con uno scarso movimento di pronazione.