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I consigli per un appoggio ideale!

Vediamo, con l'aiuto di Orlando Pizzolato, perché e come è possibile modificare nel modo corretto la propria meccanica, evitando di impattare sulla parte posteriore del piede e privilegiando quella anteriore

Agire sul modo in cui tocchiamo il suolo durante la corsa è sempre vantaggioso.

Vediamo perché e come è possibile modificare nel modo corretto la propria meccanica, evitando di impattare sulla parte posteriore del piede e privilegiando quella anteriore
Spesso vengo approcciato dagli amatori con la richiesta di rispondere a domande da loro definite “da un milione di dollari”. In realtà le risposte spesso non richiedono un dispendio economico così elevato, perché la soluzione è tutto sommato semplice e rintracciabile dall’osservazione delle cose. Ad esempio, per ribattere al quesito “si deve respirare con il naso o con la bocca?” basta guardare il nuotatore Phelps che emerge dall’acqua tra una bracciata e l’altra alla ricerca di ossigeno.
Un’altra domanda che mi viene rivolta spesso dai podisti è relativa all’appoggio, se debba essere di pianta o di tallone. In questo caso per la soluzione mi sono affidato a un ottimo studio della Iaaf in occasione dei Campionati mondiali di atletica leggera.

I talloni dei top runner

I ricercatori hanno portato avanti un lavoro interessante sui top runner che hanno gareggiato alla maratona iridata di Londra 2017, vinta da Geoffrey Kirui in 2:08’27” e nella quale Daniele Meucci concluse 6° in 2:10’56”. I maratoneti sono stati filmati con due telecamere per un tratto di 25 m a ogni giro dei 4 che avevano in programma; sono stati poi analizzati molti parametri fisici che hanno consentito un’approfondita analisi della loro meccanica di corsa. Si deve considerare che nella seconda parte della gara, contrariamente alla prova femminile, gli uomini hanno avuto un calo di velocità, aspetto che ha certamente condizionato i dati relativi alla loro tecnica. Il vincitore è passato, nella zona di ripresa delle telecamere, da una velocità di 19,7 km orari al 29° km circa e di 17,8 km orari verso il 39° km. Tale rallentamento è evidenziato dalla riduzione della lunghezza della falcata, passata da 171 a 160 cm.

 

Sempre sulla prima metà

Fa quindi effetto osservare come spesso si invitino gli amatori a concentrare le proprie energie e attenzioni sull’avere una corsa con appoggio di mesopiede o di avampiede per poi scoprire che i runner più forti, come i partecipanti a un Mondiale, non mettono in atto la teoria che si crede essere la più corretta. E pensare che il 70% di loro sono africani, atleti notoriamente dotati di grande elasticità e reattività muscolare. 

 

Consigli pratici

I lavori ottimali per rafforzare la migliore meccanica del contatto dei piedi a terra sono quelli che durano poche decine di secondi, specialmente gli sprint in salita, anche perché il piano inclinato favorisce l’appoggio di avampiede.

 

 Articolo di Orlando Pizzolato – Foto: Pierluigi Benini

Leggi l’articolo completo su Correre di maggio 2019.